Intervista a Meo Fusciuni maestro e creatore di profumi

Meo Fusciuni

Meo Fusciuni

Sono veramente emozionato per ave avuto la possibilità di poter intervistare Meo Fusciuni, maestro e creatore di profumi che ho conosciuto di persona.

Ogni aroma ha un’anima, un mondo di emozioni, colori e vissuti che noi non possiamo vedere o toccare ma solo respirare come una magica essenza olfattiva. Spesso, infatti, si dice che il profumo è la nostra seconda pelle, ci appartiene e rappresenta.

I profumi Fusciuni evocano ricordi di mondi lontani, bellissimi versi di opere artistiche e letterarie, note di un viaggio vissuto o immaginario.

Ed ecco a voi il mondo della couture olfattiva dei profumi Fusciuni.

Intervista  a cura di Michele Vignali.

Che storia ha il nome Meo Fusciuni?

Il nome Meo Fusciuni racchiude la mia storia familiare, racconta in sé mio padre e mio nonno, come anello di congiunzione tra il passato, presente e futuro; ho sempre amato il significato profondo che c’è nella parola “fusciuni”, che deriva dal dialetto mazarese e significa scorrere, fluire.

Come nasce un’essenza?

È una domanda che nel nostro caso può avere tante risposte, ogni profumo della nostra collezione ha avuto una genesi differente, alcune sono nate al ritorno da un viaggio, durante il viaggio stesso, altre da un momento di estrema ricerca interiore come Notturno e Luce. Tutte però hanno un denominatore comune, il tratto distintivo della ricerca ossessiva e personale, quasi esistenziale del mio cammino. Tecnicamente la parte poetica anticipa quasi sempre quella olfattiva: la prima è istintiva e spesso quasi visionaria, la seconda è la parte tecnica, di ricerca nella memoria olfattiva. Ma la costruzione del profumo racchiude nel nostro caso un lavoro compiuto nella sua totalità, dalla creazione del profumo alla costruzione della grafica e della scatola che lo contiene, dalla comunicazione al rapporto con i clienti in tutto il mondo. Tutto questo è il risultato della fusione del mio lavoro e di quello di Federica, art director insieme a me dell’intero progetto.

Quanto c’è di nomade nelle sue creazioni?

Penso tutto, ho sempre pensato al nomadismo come energia segreta per capire questo stato delle cose, la propria poetica e il proprio linguaggio. Sono molto influenzato dalla mia grande passione per l’antropologia e in ogni lavoro l’aspetto della ricerca del viaggio per comprendere l’altro, per poi capire te stesso, l’ho sempre trovata decisiva nel mio cammino e nei miei lavori, come Shukran, o come l’ultimo lavoro L’oblio.

Che ruolo ha il viaggio nel creare un profumo?

Mi sono spesso ritrovato nello scoprire la scintilla del profumo proprio durante il viaggio, o svegliarmi una mattina desiderando follemente un luogo dove correre e aspettare una visione. Espanderei la tua domanda anche alla sfera psichica e al viaggio della nostra mente; a volte può sembrare facile riuscire a viaggiare con la mente per scoprire un lato nascosto del tuo lavoro ma è difficile riuscire a trovare la chiave che possa aprire la porta, non sempre ci si riesce. In questo caso, il mio isolamento dagli altri gioca un ruolo fondamentale.

Come sono realizzati i profumi Note di Viaggio?

L’intera collezione racconta il percorso dell’uomo. Tutto segue una dinamica di ricerca, che racconta le metamorfosi dell’animo umano lungo la sua vita. La scelta di suddividere ogni progetto in trilogia o ciclo è stata una cosa nata quasi per caso, che col tempo è diventata una firma sul modus operandi creativo. Nel momento in cui chiudo una trilogia, o un ciclo nella mia mente ho già presente quale sarà il passo successivo, arriva, come quando dopo rituali di passaggio, raggiungi un nuovo stato evolutivo.

Quanto è importante la letteratura per creare un profumo?

Non penso sia necessaria per creare un profumo, ma per me è alla base del mio lavoro e della mia espressione, senza la poetica non riuscirei a raccontarmi e a raccontare ogni mio lavoro. Ma tutto questo non può essere costruito, deve far parte del tuo cammino fin dall’inizio. Per creare un profumo devi prima di tutto essere un uomo di scienza, questo spesso oggi viene dimenticato, il mio passato da chimico ed erborista ha sicuramente aiutato il mio mestiere di creatore.

Quali dei suoi profumi le appartiene di più?

Non saprei, attualmente Narcotico, ma per tanto tempo è stato Luce. Ho un rapporto strano con i miei lavori, non sempre riesco ad indossarli, è una questione di emozioni viscerali che ti accompagnano sempre. Il portare su di sé un profumo non è solo una questione accessoriale; ma di anima, di emozioni e vibrazioni sottili.

Quanto contano le radici per costruire una nota di viaggio come ad esempio Narcotico?

Narcotico non fa parte delle note di viaggio, ma della Trilogia della Mistica; penso che in un lavoro come Narcotico le radici siano tutto, sono le mie radici anche se ho cercato di raccontare quelle di ognuno di noi, quelle più nascoste e intime. Pasolini è una chiave, non è il significato di questo lavoro, l’Ecce Homo di Antonello da Messina è una porta, non è il significato vero di questo profumo; quello sta in ognuno di noi, nelle viscere della nostra anima.

I suoi profumi sono molto di più di un’essenza da indossare sulla pelle. Le potremmo descrivere come opere d’arte intangibili e olfattive. Quanto conta l’arte nel suo profumo?

Possiamo chiamarle in tanti modi, opere, memorie olfattive, strutture olfattive, anime che disegnano la nostra ombra e così via, ma sono soprattutto dei viaggi, psichici, sensoriali, umani e l’intangibilità è data solo dal fatto che non riusciamo a far vedere al mondo che stiamo indossando un’opera, ma possiamo spingere noi e l’altro ad usare uno dei sensi ancora meno conosciuto, l’olfatto. In riferimento all’arte ti posso dire che amo ogni forma d’espressione e come ogni cosa che circonda la mia vita, anche l’arte entra in maniera profonda in ogni mio lavoro.

Ti andrebbe di raccontarmi come nasce l’ultimo profumo e qual è stata l’ispirazione?

Il nostro ultimo lavoro, L’oblìo, chiude dopo tre anni la “Trilogia della Mistica”, iniziata con Narcotico e proseguita con Odor 93. Fin dall’inizio, prima di partire per la Cambogia, luogo spirituale e anima di questo profumo, mi sono posto una domanda: “e se il bene dell’uomo fosse dimenticare, anziché ricordare?”. Questo memento ci ha accompagnato per tutto il cammino e il risultato è stato un lavoro molto differente dagli ultimi due profumi, la ricerca di quiete e di beatitudine caratterizzano la piramide olfattiva di questo profumo, una spirale dapprima luminosa e poi sempre più terrena, radicata. L’asse olfattivo è composto da immortelle, mate e legno di sandalo. Avevo bisogno di ricreare un profumo che non portasse in sé appigli, ricordi, ma solo quel desiderio di lasciarsi andare, perdersi nella soavità di questo profumo; l’oblìo appunto, nella sua visione positiva, di dimenticanza per ripartire.

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www.meofusciuni.com

by Michele Vignali

michelevignali.wordpress.com

 

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