Dalle foto di famiglia definiamo l’identikit del look anni 50

Michele Vignali

Michele Vignali

Carissime lettrici,

oggi cercherò di tracciare l’identikit del look di moda anni Cinquanta.

Vi starete chiedendo il motivo e la risposta è molto semplice: domenica scorsa, dopo un pranzo di famiglia abbiamo rispolverato le vecchie foto di mia nonna e della mia bisnonna. Alcune erano della fine dell’ottocento altre degli anni venti e una buona parte degli anni Cinquanta. Una volta, si usava nelle famiglie scrivere delle lettere con allegate foto di parenti lontani. Per la mia bisnonna, per tutti “Nonna B”, questa delle foto si era trasformata in una vera e propria passione.

Lei con amore e dedizione scriveva e raccontava le vicissitudini quotidiane e gli eventi importanti, includendo alcune foto e chiedendo a sua volta ai destinatari di ricambiare. A distanza di tanti anni ci troviamo a spulciare un prezioso archivio di famiglia con immagini antiche, alcune sbiadite, altre rovinate ma ricche di dediche e date.

Gli abiti, le pose e i dettagli delle persone ritratte nelle foto, trasmettono un profumo esclusivo di vintage.  A quel tempo, mia nonna insieme alle altre sue parenti, andavano dalle sarte che lavoravano in casa per farsi realizzare su misura gli abiti da indossare. Venivano utilizzati piccoli scampoli e avanzi di tessuto provenienti da quelli commissionati dalle persone più abbienti. Questo accadeva soprattutto nel periodo della guerra dove le restrizioni economiche riguardavano anche i tessuti.

Negli anni Cinquanta la moda femminile cambia i canoni stilistici: la vita diventa stretta, la gonna si allarga a corolla, i tacchi si alzano con calzature décolleté, gli accessori sono più sofisticati con collane di perle e cappelli con velette.

Ma passiamo al look anni 50 proveniente direttamente dalle foto di famiglia.

Michele Vignali

Michele Vignali

Nell’armadio di una donna anni 50 non poteva mancare un abito per la domenica, che si usava solo per le feste o durante le occasioni importanti: andare a messa, un battesimo o un matrimonio. Per la primavera-estate, l’abito era in cotone accompagnato da una giacca a tre quarti, con guanti rigorosamente bianchi e una borsa a due maniglie da portare sul braccio. Scarpe décolleté in pelle blu o nere.

Must-have dell’epoca, un filo di perle vere o di bigiotteria perché erano sinonimo di eleganza e facevano apparire la silhouette più sofisticata e raffinata. Troviamo poi un tailleur in stile Chanel a cui si abbinava una camicia a tinta unita di seta. Un abito da pomeriggio o meglio definito da cocktail che andava a sostituire per le occasioni più importanti l’abito delle feste. Lo potremo definire un abito più elegante sia per il taglio che per il materiale.

Non poteva inoltre mancare una velette nera preziosa nei ricami e nel tessuto che si usava per i momenti di lutto. Per un certo periodo di tempo la vedova vestiva di nero e si diceva appunto ‘’porta il lutto’’.

Ci tenevo molto a raccontarvi, delle usanze e dei ricordi degli anni 50 che appartenevano alla mia famiglia. Purtroppo queste usanze sono andate perse con l’avvento delle nuove tecnologie ma anche perché le epoche sono cambiate e la società e mutata. Se oggi vedessimo persone vestite in quel modo ci apparirebbero strane, diverse, demodè, eppure, nonostante tutto il vintage non passa mai di moda e trovo meraviglioso ricordare da dove siamo venuti.

di Michele Vignali

michelevignali.wordpress.com

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