Costume Colloquium: Gli eventi della terza giornata

Costume Colloquium Ph. Lisa Ciardi - Etaoin

Costume Colloquium Ph. Lisa Ciardi – Etaoin

È ancora in pieno svolgimento la V Edizione di Costume Colloquium, conferenza organizzata dalla Fondazione Romualdo del Bianco, in collaborazione con l’Associazione Amici della Galleria del Costume di Palazzo Pitti. La conferenza sul tema “Eccessi e Restrizioni nella moda” è ancora in atto e oggi, per la terza giornata consecutiva, (leggi la prima e la seconda qui) presso l’Auditorium al Duomo di Firenze si sono alternati, esponendo tesi e ricerche, i vari esperti di moda a livello internazionale.

Clarissa Esgerra ha presentato una ricerca sullo stile “Zoot Suit”, un completo da uomo di proporzioni esagerate, spesso associato agli swing club delle sale da ballo. Il completo, infatti, doveva permettere libertà di movimento e quindi era necessario una quantità maggiore di tessuto per poterlo realizzare. Durante la Seconda Guerra Mondiale si era reso necessario un razionamento dei tessuti e per questo venne etichettato come “antipatriottico”.

Alison Matthews David & Ben Barry hanno analizzato uno studio sulle restrizioni delle uniformi da uomo per il lavoro e per i prigionieri. Le esperte hanno realizzato un vero e proprio excursus storico a partire dai Regency Dandy avvinti nei loro pantaloni, scarpe strette e colletti rigidi, fino ad arrivare ai giorni nostri con l’uso della giacca e della cravatta. Contemporaneamente si è diffusa la moda maschile con jeans larghi a vita bassa, felpe con cappuccio e catene ispirati proprio alle uniformi carcerarie.

Ma è anche vero che la moda non si è sempre occupata molto dell’abbigliamento maschile rispetto al femminile. È proprio da questo assunto Michelle Finamore ha condotto una tesi sul sarto romano Gaetano Savini Brioni definito dai giornali “Il sarto dello shock”, “il Dior degli abiti maschili” e che veste gli uomini come le donne e le donne come gli uomini. Brioni inoltre, fu uno dei primi designer a sfidare i grigi tenui e le forme strette.

Cynthia Amnéus presenta una ricerca sulla stilista americana Elizabeth Hawes (1903-1971) couturier di successo e giornalista di moda. Il suo stile rappresentava un vero paradosso di eccessi e restrizioni. Il design era caratterizzato da funzionalità e sobria eleganza ma la critica editoriale e sfrenata nei confronti della stessa industria dimostrava questo paradosso.

Beatrice Behlen ha presentato uno studio sul guardaroba di Diana Lady Delemare. Diana aveva un atteggiamento molto singolare con lo stile, non solo amava l’abbigliamento estroso ma si atteneva alla massima che i diamanti e le perle fossero i migliori amici delle donne: è presumibile pensare che sarebbe potuta andare in piscina indossando una parure di gioielli.

Laurie Anne Brewer ha realizzato una ricerca sulla collezione di abiti di Edith Stuyvesant Venderbilt Gerry (1873-1958) conservata al RISD Museum. Fil rouge della collezione è il dorato in tessuto lamè, per conferire maggiore glamour. La sua altezza 180 cm la rendevano una modella perfetta!

Lauren Whitley & Emily Stoehrer analizzano la bellezza senza tempo del binomio perfetto “Halston Peretti” che definì il look minimal negli anni 1971-1978.

Kimberly Chrisman-Campbell ha realizzato uno studio dettagliato sull’hair style d’epoca. Il Settecento è ricordato come un’epoca di eccesso sfrenato nella moda, che si caratterizzava per le altissime acconciature femminili degli anni settanta del secolo.

Mairi MacKenzie indaga sull’uso eccessivo delle fragranze intense, durante l’ascesa dei profumi forti negli anni 80. Questi super profumi hanno violato gli spazi personali e tramite i loro brand e le pubblicità esplicite, hanno costruito e rinforzato le mitologie del sesso, della trasgressione, della decadenza, del potere e del glamour.

Sul tema gioielli Laura Vegas, Teresa Vines & Leire Rubio hanno presentato uno studio sui più importanti gioielli degli appartamenti reali Castigliani nel XV sec. I gioielli venivano utilizzati come strumento di identificazione dei loro ideali di cavalleria, potere e personalità.

Amy McHungh & Annamarie Sandecki hanno realizzato uno studio sui gioielli indossati dalle donne americane nel XIX sec. E un’analisi della nuova moda dei preziosi “Archeological Revival”. La ricerca si è poi focalizzata per analizzare il caso Tiffany & Co. Per scoprire come un’azienda americana abbia influenzato e soddisfatto il desiderio delle donne di acquistare gioielli che riflettessero il nuovo mondo.

Domani Costume Colloquium si concluderà con la visita all’Outlet Barberino McArthur Glen e la visita a Palazzo dei Vicari, e al Museo dei ferri taglienti.

Colgo l’occasione per ringraziare la Fondazione Romualdo del Bianco; l’Associazione amici della Galleria di Palazzo Pitti e Life Beyond Tourism, insieme alle mie carissime colleghe bloggers Alessandra Carlomagno e Valeria Zasa e il gentilissimo ufficio stampa Etaoin nella persona di Lisa Ciardi.

Copyright Alvufashionstyle – Alvuela Franco

Immagini gentilmente fornite da Lisa Ciardi – Press Office Etaoin

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