Polemica Giornaliste VS Fashion Bloggers? Un chiarimento sui ruoli

Fashion Bloggers vs Giornaliste

Fashion Bloggers vs Giornaliste

La polemica tra giornaliste di moda e fashion bloggers si è riaccesa a conclusione della settimana della moda di Milano. Durissime le parole rivolte da Sally Singer, direttore creativo, del magazine on line Vogue America, che dichiara guerra aperta “Giornaliste vs Fashion Bloggers”, con una frase durissima: “Trovatevi un altro lavoro. State dichiarando la morte dello stile”. La giornalista punta il dito contro le Influencers, diventate celebri grazie al fenomeno dello street style. Queste giovanissime ragazze, non sempre hanno un blog di riferimento, ma durante gli eventi di moda, si lasciano fotografare condividendo le loro immagini sui Social Network.

Ovviamente ad essere sotto accusa sono le fashion bloggers “che indossano” ma anche le grandi griffe, che offrono in omaggio, capi d’abbigliamento, accrescendo il fenomeno.

Una volta c’era la Velina, indicata come “una bella ragazza ma stereotipata come stupida”, adesso capro espiatorio dell’appiattimento culturale sono diventate le fashion bloggers.

Se da una parte, le giornaliste, avranno le loro ragioni, dall’altra, non hanno tenuto conto di aver generalizzato, puntando il dito contro tutta un’intera categoria.

Eppure, esiste una notevole differenza tra chi scrive contenuti di moda (pur non essendo giornalista) e chi invece indossa direttamente promuovendo il brand.

La carta stampata e l’industria editoriale attraversano attualmente un periodo di profonda crisi. Le notizie vengono tempestivamente lanciate sul web. Mentre prima per stimare il successo di un evento bisognava attendere il giorno dopo l’uscita dei giornali, adesso l’evento viene vissuto, percepito e commentato “in diretta video” e gli apprezzamenti del grande pubblico vengono misurati in base alle condivisioni, alle visualizzazioni e ai likes.

È diventato dunque a-normale scrivere appunti durante una sfilata, perché le esigenze e il modo di comunicare sono cambiate ma non per colpa delle fashion bloggers ma della società e del modo di comunicare che si è evoluto con il web.

Il sistema di comunicazione non si è solo diversificato accelerando la tendenza ad ottenere notizie sempre più immediate da parte di chi usufruisce ma anche da parte di chi le confeziona, ed è per questo che la competitività del lancio si è spostata sul web: vince chi è più popolare, indicizzato e riesce a far diventare i propri contenuti virali.

Ovviamente, questa è una strategia che premia nell’immediato. Ma quante notizie vengono condivise e lanciate nel mondo ogni secondo? Se la notizia non deve essere solo fagocitata ma deve avere anche un “eco” per essere fruita nel tempo, deve sperare di apparire anche sulle prime pagine web: va dunque indicizzata sui i motori di ricerca. Questi hanno bisogno di un testo scritto con almeno trecento parole, altrimenti rischia di essere obliata tra miliardi e miliardi di video-notizie.

Dunque, chi sono i Fashion Editor? Nella stragrande maggioranza dei casi hanno una laurea, selezionano le notizie, creano un piano editoriale del blogazine, recensiscono, filmano gli eventi, correggono il pezzo una volta stilato, acquisiscono le immagini, le modificano per renderle più appetibili al grande pubblico, montano il video, stabilizzano l’audio, inseriscono l’articolo su piattaforma wordpress, lo indicizzano attraverso hashtags e parole chiave, a seconda del contenuto e per singola immagine caricata sul web, impostano la meta descrizione e infine condividono con centinaia di gruppi presenti sui social network.

Tutti questi passaggi, sono ovviamente molto complessi. A volte, si tende a “semplificare il tutto” senza tenere conto delle competenze che un editor deve avere, ed è per questo che la figura professionale è altamente specializzata. Inoltre, l’editor non si limita solo a confezionare una notizia e personalizzarla in base al comunicato stampa messo a disposizione dal press office ma ricopre anche il ruolo di talent scout (selezionatore di talenti e brand poco conosciuti) oltre che precursore delle prossime tendenze.

Il Fashion Editor che ha un blogazine di notizie e contenuti di moda è dunque sempre alla ricerca di qualcosa di originale da proporre ai propri followers e quindi svolge le mansioni di: redattore capo, correttore di bozze, SEO Specialist, SEO Strategy, Fashion Editor, Talent Scout, Trendsetter, Video Maker e PR.

Che differenza c’è tra un Fashion Editor e un Giornalista? Sono entrambi dei professionisti della comunicazione, tuttavia, bisogna tener conto, che il giornalista o pubblicista (qui in Italia) è iscritto a un Ordine ed è dunque legato a un codice imprescindibile: la notizia deve essere asettica, priva di opinioni personali per garantire la veridicità. Tutto questo, ci permette di vivere in democrazia e di avere “le nostre convinzioni” nel pieno rispetto della libertà di espressione e pensiero. Immaginate, anche solo per un momento, di essere condizionati, come nella pubblicità anche per fatti di cronaca.

Il giornalista dunque non può promuovere ma solo descrivere i fatti e la rivista cartacea e on line vive di sponsor che vengono inseriti in delle pagine a parte, i cosiddetti redazionali. Gli articoli possono essere commissionati a pagamento ma ci deve essere sempre una certa asetticità parlandone in terza persona e mai in prima. Nel mondo dei Social questo non può accadere, perché purtroppo, siamo chiamati direttamente ad esprimere un’opinione, soprattutto chi scrive il contenuto.

Inoltre, il giornalista (anche freelance) ha come punto di riferimento la rivista, la testata giornalistica, che per contratto, inserisce il rimborso per le spese affrontate in viaggi, vitto e alloggio. Il Fashion Editor, ha il suo blogazine che viene amministrato tramite una partita iva agevolata ma deve pagare le tasse come tutti, investire su sè stesso, procurarsi i clienti, fatturare le spese e sperare di guadagnare il doppio. Eppure le riviste, chiedono sempre più al giornalista di essere all’occorrenza più versatile, tout court, svolgendo mansioni che prima erano appannaggio di altri professionisti: fotografare, realizzare video, inserire la notizia on line, avere nozioni su come indicizzare gli articoli. Tutte queste specializzazioni andrebbero pagate a parte ma la rivista deve purtroppo avvalersi di meno professionisti per ridurre i costi, perchè è più conveniente avere una persona che si occupi di tutto.

A rigor di logica, un magazine, chi preferisce assumere con un contratto a tempo? Seconda domanda. Il brand, poco conosciuto, che ha investito in materiali e lavorazione e che non si può certo permettere i costi di un ufficio stampa, a chi chiede di confezionare come degli “squisiti macarons” le creazioni, descrivendole in prima persona, rendendole appetibili al web, nella speranza che possano essere notate da qualche magnate o buyer? Inoltre, molti uffici stampa redigono il comunicato e lo offrono “in pasto” alle diverse testate e alle bloggers, che lo pubblicano direttamente senza modificarne il contenuto. Immaginate di leggere lo stesso identico articolo su una mole di blog e magazine on line. È ovvio che il cliente dopo aver pagato cifre esorbitanti resta scontento, perché ha bisogno di sentirsi più valorizzato e in questo caso da chi andrà? La risposta alle domande è sempre una: “il Fashion Editor”. Eppure la casella di posta pullula di e-mail di agenzie che chiedono la pubblicazione del comunicato stampa del proprio cliente, ovviamente a titolo gratuito. Quindi se da una parte i bloggers vengono accusati come carnefici , dall’altra si tende a sfruttare la loro popolarità consacrata.

Ma allora chi sono gli Influencers che sono stati così duramente attaccati? Sono ragazzi e ragazze, che amano farsi fotografare e che sono riusciti “a colpi di likes” a trasformarsi in delle celebrità. Sono Fashion Stylist di sé stessi: curano i look da indossare in ogni dettaglio dall’hair al make up. Sono accompagnati sempre da un fotografo professionista pagato a loro spese; decidono con una settimana d’anticipo location e sfondi da utilizzare per le foto; chiedono alle griffe capi d’abbigliamento da indossare; li mixano per essere più innovativi.

Una volta realizzato lo shooting fotografico si occupano di condividere le immagini sui social indicizzando e menzionando i brand solo attraverso l’hashtag di riferimento. La retribuzione può essere stabilita con l’omaggio dei capi, oppure, in caso di creazioni esclusive, i capi vengono solo indossati e restituiti firmando una cauzione. In alcuni casi può essere stilato un contratto che prevede una somma in denaro una volta postata l’immagine.

Gli Influencers sono coloro che si mettono in posa all’entrata di una sfilata importante, pronti a catturare i flash dei più rinomati fotografi di street style. Questo fenomeno ha rilanciato in un primo momento il settore moda, che lo ha accolto sulle prime pagine delle più importanti riviste.

Come ogni fenomeno sociale, ormai maturo, sta però implodendo rischiando di assuefare e degenerare nel trash. Ed è per questo che le giornaliste, si sono viste all’improvviso “rubare il lavoro e il posto nel parterre d’eccezione”.

È ovvio che non è questa la sede per indicare chi abbia ragione o torto. L’intento era solo di fare chiarezza sui ruoli. Quello che possiamo sperare è che vengano riconosciute istituzionalmente queste figure professionali e fatto ordine attraverso una codificazione ben precisa.

Anche perché in questo modo, si rischia non solo di creare altro lavoro sommerso ma di sottopagarlo o addirittura di stilare accordi “di lavoro” in cui si paga in base a un tot. di visualizzazioni per articolo, a programmi di affiliazione a percentuale sulle vendite, fino ad arrivare al baratto: articolo=omaggio o a doverlo fare gratis in cambio di notorietà. Concludo con una domanda generale ai politici italiani: “Sarà il caso di creare un Ordine predisposto, così come esiste per i giornalisti, anche per i Bloggers?”.

Copyright Alvufashionstyle – Alvuela Franco

 

 

 

 

 

 

 

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