Donne al voto: racconto inedito di M.Vignali

Fonte famigliacristiana.it

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Nella mia vita ho avuto la fortuna di sentire tanti racconti di persone a me care che hanno vissuto epoche lontane e diverse dalla mia. Io sono un giovane ragazzo nato in un mondo tecnologico, moderno, dinamico e soprattutto caratterizzato da un boom economico e da un forte benessere sociale.  Tra i miei ricordi d’infanzia, in particolare, la mia bisnonna che chiamavamo Nonna Bi mi raccontava quando per la prima volta all’età di quarantun anni ha avuto la grande opportunità di votare. Lei, nata nel 1905, ha vissuto tutti i primi anni del novecento arrivando sino ai primi anni Duemila. La mia bisnonna era concreta, pratica, combattiva, forte e coraggiosa, non si è mai persa d’animo e ha sempre lavorato per mantenere insieme al marito la loro numerosa famiglia durante gli anni neri e bui della seconda guerra mondiale, dove regnava malessere, incertezza e povertà.

Erano persone umili, semplici, poco istruite e molto concrete e non sapevano bene cosa stava succedendo nel Regno d’Italia che stava sempre più perdendo consensi. Gli Americani erano arrivati ad aiutarci e nelle campagne c’erano anche i partigiani che hanno fatto la resistenza. Velocemente e lentamente si arriva al 2 Giugno 1946 quando l’Italia va al Primo suffragio universale aperto a Uomini e Donne. Per Nonna Bi, che ha vissuto in prima persona gli orrori e gli scempi della guerra, parlarne significava riaprire una ferita, dato che alcuni sui figli erano stati arruolati alle armi ma quello che ci raccontava molto spesso era quando per la prima volta è andata a votare.

Lei femminista, a favore del cambiamento, dell’emancipazione, del progresso, era incredula quando la chiamarono ad andare a votare era felice e contenta. Sentiva il vento di un cambiamento e di un forte rinnovamento per il ruolo femminile anche se allo stesso tempo sapeva che ci sarebbero state altre occasioni in cui le donne dovevano battersi e lei ci sarebbe stata. Quello che più mi affascinava di questo racconto era quando descriveva minuziosamente l’abito ed il look semplice che quel giorno indossava: abbandonò il nero che aveva messo a segno di lutto a causa della guerra e vestì un abito sopra al ginocchio con maniche corte in lanina leggera, con una fantasia a fiori piccoli che le aveva regalato una sorella sarta che viva nella capitale, uno scampolo di tessuto di un abito che stava facendo per una ricca signora. Come soprabito scelse un cappottino blu a maniche lunghe a doppiopetto con un collo piccolo coma andava di moda in quel periodo, al collo un rigoroso fazzoletto di seta francese anch’esso un regalo di una parente che faceva la governante in una casa a Milano, ed ai piedi semplici scarpe, con un accenno di tacco scamosciate blu. Ricordiamo che negli anni della guerra vi era un razionamento su tutti i materiali superflui.

Non poteva certo fare a meno della sua borsa marrone a tracolla che ancora oggi io conservo. La storia della moda non è solo quella dei grandi nomi che hanno definito e creato una decade storica. La moda va ben oltre, serve per raccontare una società passata, un modo di vivere e di cambiare. La moda rispecchia sempre la società in cui viviamo. Anche oggi per esempio sono tornati gli anni settanta, anni in cui c’era incertezza, attentati e paura però il movimento della moda Hippy voleva libertà, pace e amore. Per questo dobbiamo sempre imparare a salvaguardare i nostri interessi, essere cittadini seri e consapevoli di quello che sta accadendo intorno a noi cercando di interessarci sempre di più e non di lasciare perdere. Non so se ci saranno altre persone a combattere e riboccarsi le maniche per battagli forti e giuste.  Per questo Grazie Nonna Bi per aver contribuito anche tu a darci questa libertà e questi diritti che noi salvaguarderemo.

di Michele Vignali

michelevignali.wordpress.com

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