I Favolosi Anni 60 di M. Vignali

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Gli anni ‘60 rappresentano un momento di trasformazione globale ed epocale. La società è in forte fermento ideologico e inizia a comporsi di ragazzi intenzionati a cambiare le regole reclamando tutti gli stessi diritti. Dopo i favolosi ed eleganti anni Cinquanta, caratterizzati da una forte e seducente femminilità, si passa ai “mitici anni Sessanta” (come amano definirli i fashionisti), senza dubbio un decennio caratterizzato dal più importante rinnovamento generazionale del secolo scorso.

Tutto questo rinnovamento è dato da grandi e forti eventi socio-politico-culturali che in quegli anni hanno influenzato e modificato profondamente i valori e lo stile di vita delle nuove generazioni. La prima rivoluzione che avviene nella moda è quella di spostare la centralità della moda da Parigi a Londra: se prima la capitale francese dettava legge nella moda dalle boutique all’haute couture, ora  tutto si  sposta a Londra dove per comprendere le novità basta osservare cosa indossano i giovani per strada. Per la prima volta infatti non si penserà solo ad una moda per ricche signore ma anche per una clientela più giovane e dinamica.

Sarà pertanto l’Inghilterra il paese a dare dimostrazione delle le prime ribellioni giovanili. Sono gli anni in cui si scende in piazza per manifestare, iniziano gli scioperi per acquisire diritti in campo lavorativo e non solo, soprattutto nel 1968 i ragazzi occuperanno le piazze per gridare al cambiamento mentre tutto ciò destabilizza il mondo politico e fa impazzire i media internazionali.

Se il mondo in questo periodo è in fermento e i ragazzi lottano per ideali nuovi quale sarà la moda che segnerà l’epoca degli anni Sessanta?

Le ragazze non hanno più voglia di recarsi dalla sarta con il cartamodello in borsa per farsi realizzare l’ultimo tailleur di Jackie. L’alta moda sta perdendo potere perchè inizierà a dare spazio alla nuova idea, il Prét-à-porter, visto che ormai si può acquistare lo stesso modello ad un prezzo inferiore. Ma la moda lancia come sempre un capo icona, che caratterizza un’epoca e che la contraddistingue dalle altre: infatti, la minigonna, creata dalla stilista inglese Mary Quant, assumerà un ruolo fondamentale. In Italia verrà fatta conoscere da Patty Pravo, la ragazza del Piper.

Molte ragazzine si recheranno di corsa in Carnaby Street, dove fioriscono negozi che mescolano il nuovo look a quello dell’usato (che si potrebbe definire Vintage).

Non soltanto la stilista inglese segnerà la moda anni ’60 ma anche quelli francesi lasceranno con una moda futuristica: Courrèges e Cardin si proietteranno nel XXI secolo immaginando una donna spaziale, fatta di abiti rigidi dalle linee diritte e a tinta unita, accessoriata da stivali piatti e capelli. Lo stilista Paco Rabanne (definito da Coco Chanel ” il metallurgico”) creava abiti con lastre in alluminio o di plastica.

Il legame tra moda e arte si fa sempre più stretto. Infatti Yves Saint Laurent lancia i suoi abiti ”Mondrian” o ”Op art ”. Andy Warhol stampa su un vestito il logo delle zuppe Campbell.

Anche le stampe di Emilio Pucci caratterizzano il periodo.  Altri capi d’abbigliamento hanno caratterizzato quest’epoca oltre a quelli artistici: lo scamiciato, l’abito a trapezio. Da adesso in poi le donne indosseranno un abbigliamento estremamente giovanile, con miniabiti, tailleur, collant dalle fantasie vivaci, dai colori sgargianti e fantasie optical.

L’uomo che va sulla luna lancia l’attenzione verso le stelle, l’universo e i viaggi spaziali: Pierre Cardin lancia una collezione ispirata agli astronauti.

Per la prima volta si cerca di introdurre delle trasparenze negli abiti delle donne e nel 1968 Yves Saint Laurent lancia il suo nude look, proponendo un abito da sera di chiffon completamente trasparente tranne che all’altezza dei fianchi, dove aveva fatto applicare delle piume di struzzo.

Per quanto riguarda il make up si usano rossetti nude, fondotinta pallidi ma abbondante ombretto nero e eye liner.

In Italia una maison che accoglie a braccia aperte le tendenze della moda hippie è quella dei Missoni. L’etnico domina su tutto e gli hippie sono i primi ad adottare le giacche afgane di agnello rovesciato, gli indumenti di camoscio a frange, i caftani, le bandane e le collane di perline; tutto questo fa parte del loro atteggiamento di rifiuto verso il consumismo della civiltà occidentale. Gli accessori acquisiscono importanza: sono grandi e circolari, come gli orecchini o le collane dai colori accesi, quasi urlati. I cappelli si trasformano in vere e proprie sculture da indossare oppure a tesa larga per donare charme a tutta la silhouette. Per quanto riguarda le calzature, lo stivale si preferisce a punta oppure le eleganti e confortevoli ballerine. I coloratissimi foulard e gli occhiali diventano indispensabili insieme ai nuovissimi collant opachi o di tutti i colori del mondo.

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di Michele Vignali

Michelevignali.wordpress.com

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