Storia della moda: Dior e New Look di M. Vignali

Maison Dior 3

Durante il secondo conflitto mondiale si assiste a un periodo di insicurezza per l’Alta Moda francese.  La moda cambia a ritmi incalzanti e il mondo intero combatte una guerra che porta grandi perdite umane. Le idee razziste di Hitler degenerano con le terribili deportazioni nei campi di concentramento. Di conseguenza tutto vive nel buio più assoluto: sarà così anche per la moda.

La prima grande difficoltà è dovuta all’approvvigionamento dei materiali mentre il diradarsi della clientela portò molti atelier alla chiusura. Ad esempio Chanel, che riaprirà nei primi anni Cinquanta scontrandosi con la nuova idea di donna firmata da Dior.

Dobbiamo ricordare un fatto storico molto rilevante: la sopravvivenza della moda francese giunse persino ad essere minacciata dalle forze di occupazione, che tentarono di appropriarsi degli archivi della Chambre Syndicale de la Haute Couture Parisienne, depositari della memoria storica delle maison parigine per trasferirli a Berlino, città designata a raccogliere l’eredità di capitale della moda anche per il fatto che Berlino avrebbe dovuto dominare sul mondo secondo l’idea nazista.

La moda in questo periodo storico coincide con il razionamento: infatti l’abbigliamento era regolato da norme severe, che stabilivano il numero massimo di metri di stoffa con cui un cappotto o un vestito potevano essere confezionati, oppure l’altezza che le cinture non dovevano superare. Gli abiti inevitabilmente si accorciarono e diventarono più smilzi.

Il cappello, realizzato con materiali di risulta e scampoli di stoffa, assunse il compito di distogliere l’attenzione dall’impoverimento dell’abbigliamento.

Qualche anno più tardi dopo la fine della guerra, Parigi tornò ad essere la capitale mondiale del fashion.  Il grande ritorno avvenne nel 1945 con il Théâtre de la Mode, una “sfilata” itinerante con più di 150 bambole di filo di ferro vestite con abiti haute couture realizzati dalle case di moda francesi.

Nel 1947, due anni dopo, il giovane Christian Dior lanciò la sua prima collezione, soprannominata «New Look» da Carmel Snow, editore di «Harper’s Bazar», in cui ogni traccia delle sofferenze e delle ristrettezze belliche era scomparsa. Le creazioni di Dior erano molto sfarzose ed eleganti, realizzate con abbondanti tessuti pregiati: infatti, per creare una gonna, servivano sino a tre metri di tessuto per donare ampiezza e rigore.

La sua bellissima moda proponeva una rielaborazione in chiave moderna dei canoni stilistici tardo ottocenteschi e questo suscitò le critiche delle più audaci innovatrici del secolo.

Coco Chanel inorridì e affermò che quella non poteva essere una donna emancipata visto che tornerà ad indossare un corsetto. Nella sua autobiografia, Elsa Schiaparelli ricordò il 1947 come il momento in cui «suonarono le campane a morto, quando il New Look, abilmente immaginato, superbamente finanziato e, infine, lanciato con un fracasso assordante di pubblicità, diede il colpo finale alla più breve esistenza di tutta la storia della moda».

Più che dal carattere innovativo, il successo delle collezioni di Dior dipese da una tempestiva e perspicace interpretazione delle tendenze del mercato e dall’efficacia delle sue strategie manageriali. Dior fu il primo a comprendere il valore della stampa come canale di promozione dell’Alta Moda, contrassegnò ogni collezione con un nome che veniva ripreso nei titoli degli articoli come le collezioni: ‘’A’’, ‘’H’’ e ‘’Y’’ poi seguiranno quelle a corolla dove si ricorda l’iconico tailleur Bar, composto da un’ampia gonna e una giacca stretta in vita. Monsieur Dior, non si fermerà soltanto a nominare le collezioni ma anche a creare una vera e propria campagna di lancio e promozionale sulle riviste di grido del periodo.

Crea una collezione ogni sei mesi, una per l’autunno/inverno e l’altra per la Primavera/Estate. In mezzo vi erano anche due collezioni di Haute Couture. La rivoluzione portata da Dior costringerà tutti gli stilisti a presentare le collezioni stagionali.

Dior si servirà, limitatamente agli accessori, dei contratti di licenza d’uso del marchio come strumento per finanziare la diversificazione e l’espansione del suo marchio sui mercati internazionali. La ricerca di una maggiore efficacia pervasiva che caratterizzava le strategie manageriali adottate dalla maison Dior era tuttavia il segno che la Seconda guerra mondiale aveva reso più incerto lo scenario competitivo.

New York fu la città che per prima riuscì ad approfittare dell’appannamento della leadership francese.

Una nuova generazione di disegnatori di moda, tra cui Claire McCardell (1905-1958), si fece portavoce dello stile di vita americano che esigeva abiti eleganti, di qualità a prezzi accessibili e abbastanza pratici da poter essere indossati da donne attive ed emancipate nella loro vita quotidiana. Dopo la sua morte nel 1957 il suo successore sarà il giovane Yves Saint Laurent. La grandezza di Dior sta nell’ aver compreso come si sarebbe mosso il nuovo mondo della moda, non più negli atelier e non solo per i ricchi. Inoltre ha evidenziato l’importanza della pubblicità di moda sulle riviste, che qualche anno più tardi delineeranno le tendenze. Inoltre, ha saputo cavalcare a pieno ritmo l’onda di un mondo in movimento.

Un grande artista, che con la sua mente e le sue mani ha saputo dare forma ad esclusive opere d’arte.

di Michele Vignali

http://michelevignali.wordpress.com

Fonte www.dior.com

Questo slideshow richiede JavaScript.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: