Storia della couture Vionnet di Michele Vignali

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Madeleine VionnetLa sarta più importante del Ventesimo secolo” come la definirà la grande Diana Vreeland sulle pagine di Vogue America degli anni Quaranta. Vionnet rientra tra le figure di spicco da onorare poiché insieme a Coco Chanel ha reinventato la moda. Se la prima ha avuto una visione più moderna, pratica e comoda dell’abito la seconda ha saputo donargli quell’estrema eleganza, raffinatezza, seduzione che la distinguerà come la più grande modista dell’haute Couture Parigino tra le due guerre.

Il suo stile ha fatto scuola, diventando in epoca moderna, negli anni Ottanta, fonte d’ispirazione, per due giovani designer come: Yohji Yamamoto e John Galliano. Dobbiamo dare un altro grande merito a Madame Vionnet ovvero quello di aver inventato il taglio di sbieco ed il drappeggio, ancora oggi molto utilizzati ma difficilissimi da realizzare.

Vionnet nasce nel 1876 da una modesta famiglia, a soli dodici anni abbandona la scuola anche se il suo rendimento era molto alto a causa di problemi famigliari. Costretta ad entrare, molto giovane, nel mondo del lavoro, imparerà da una sarta a cucire. Diciottenne decide di partire per l’Inghilterra dove studierà inglese e verrà assunta in una casa di moda londinese Kate Reily. Dopo una gratificante esperienza a Londra dove migliorerà le sue capacità, approfondirà la cultura Inglese sicuramente molto diversa da quella Francese. Nel 1894 tornerà a Parigi nella capitale della moda, dove entrerà nell’atelier delle sorelle Callot, una delle Maison più prestigiose dell’epoca, finché nel 1906 Jacques Doucet la chiama “per ringiovanire” la sua griffe.

In questo periodo si iniziano a vedere le idee fresche e nuove che successivamente caratterizzeranno il suo stile, la sfilata che realizzerà per Doucet, per la prima volta farà sfilare modelle a piedi nudi con abiti scivolati sul corpo senza corsetto. Dobbiamo ricordare che questa tipologia di abbigliamento era stata realizzata dall’artista Mariano Fortuny che aveva ripreso le linee della scultura greca. La collezione di Vionnet però non piacque a Doucet, così Madeleine se ne andò e nel 1912 aprì la sua prima Maison. Dal 1918, dopo la pausa della guerra otterrà il primo vero successo. In questo periodo conoscerà gli artisti futuristi italiani e francesi e deciderà di collaborare con Ernesto Thayath che nel 1920 aveva presentato la tuta unisex.

Nel 1923 ristruttura un hôtel particulier che diventerà presto un tempio della moda. Vionnet si distingue per un carattere anticonformista, determinato e un visionario spirito d’avanguardia per quanto riguarda la direzione, infatti mise a disposizione dei suoi impiegati servizi sanitari e sociali: una mensa, un asilo, uno studio medico e dentistico in sede, permessi pagati e congedi di maternità molto più generosi di quelli a disposizione. Lo stesso accadrà in Italia con l’azienda della Perugina.

Saranno gli anni Trenta a regalare a Madame Vionnet l’apice del suo successo, maestra eccezionale capace di vestire le donne con un’allure da dea ma senza mai rinunciare alla sua terrena femminilità. Studiava il corpo femminile con la meticolosità di un medico, iniziò a creare artistici tagli e strategiche cuciture per far si che l’abito potesse seguire la silhouette. Era un’idea assolutamente rivoluzionaria per l’epoca, perché fino ad allora era stato l’esatto contrario: il corpo si doveva adattare alla moda del momento. Per ottenere queste uniche creazioni Madeleine lavorava modellando le sue creazioni su una bambola di legno invece di disegnarle, lei non si dichiarava come disegnatrice di moda ma una grande artista manifatturiera, che con le sue mani scolpiva abiti raffinati.

L’utilizzo della bambola le permetteva di capire come sarebbe caduto e avrebbe vestito il corpo della cliente. Fondamentale componente per Madame Vionnet era il tessuto, infatti usava solo stoffe molto morbide come: crepe di seta, mussolina, velluto e satin; per poter tagliare obliquamente i modelli si faceva produrre i tessuti in altezze extra di 2m. Il suo fornitore Bianchini-Ferier creò persino un materiale apposta per lei: crepe Rosalba in seta ed acetato, una delle prime stoffe artificiali. Non amava il colore anzi potremmo dire che lo detestava, infatti preferirà soprattutto il non colore bianco in tutte le sue varianti e tonalità. Gli abiti saranno arricchiti da: ricami, rose e nodi stilizzati, i quali non avevano solo una funzione decorativa, ma raccoglievano la stoffa in punti strategici. La sua moda finirà nel 1939 con la chiusura della casa di moda in seguito alle guerre. Qualche anno più tardi, nel 1952 fa una donazione eccezionale all’Union Française des Arts du Costume con 122 vestiti e materiale documentario. Oggi la Maison è ritornata a splendere grazie ad una recente acquisizione dal Gruppo Marzotto.

Amo la sua raffinatezza, il suo concetto di creare un abito che non rappresenta soltanto un vestito da indossare ma un’opera da portare con raffinatezza e semplicità.  Ha saputo donare alle donne una veste seducente e moderna, incarnando alcune idee futuriste quali la luce, la velocità e l’asimmetria del taglio. Abiti che hanno fatto la storia e che piacevano tanto a Tamara De Lempicka forse i suoi ritratti che rappresentano anche meravigliosi abiti potrebbero essere ispirati alla maestria di Madeline.

Merci Vionnet !

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di Michele Vignali

michelevignali.wordpress.com

WWW.VIONNET.COM

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