Lucio Vanotti presenta la collezione P/E 2016

Lucio Vannotti 11

Viviamo come cellule impazzite in un sistema sociale, in cui caos e disordine ci conducono verso una disperata ricerca di uno status di benessere psico-fisico.

In una città cosmopolita come Milano, per molti caotica, eccentrica, raffinata e amante del lusso, ho avuto modo di confrontare due realtà completamente diverse, attraverso l’originalissima presentazione di Lucio Vanotti, collezione P/E 2016.

Presso il Teatro dell’Arsenale, in un’atmosfera intrisa di un sommesso silenzio, lo stilista Lucio Vanotti ha saputo esaltare e coniugare con sofisticata eleganza, estetismo e funzionalità forma e funzione, gusto e design, volgendo uno sguardo verso Oriente e la cultura nipponica.

L’intento è quello di “perdersi per poi ritrovarsi”, in un gioco di equilibri, in cui non necessariamente siamo costretti a fagocitare tutto, sopraffatti dalla caducità degli eventi e da un ritmo sincopato di cui già conosciamo la melodia ma l’invito di Vanotti è proprio quello di “riportare le persone al centro del sistema”.

Un’ambizione riuscita sicuramente a noi presenti, poiché attraversare il traffico milanese per raggiungere un Teatro in cui il silenzio e le soavi luci diventavano protagonisti insieme ai capi da collezione proposti, è stata un’esperienza impareggiabile.

Efficienza ed essenzialità sono i concetti cardine che vengono sviluppati attraverso i tagli asimmetrici e linee minimal che subiscono un processo di allungamento e purificazione. Vanotti esalta il valore della sottrazione e punta su intensi ed esclusivi contrasti di colore: il ruggine bruciato si amalgama con il bianco, il nero, il blu navy fino ad un pungente rosso lacca.

La silhouette si allunga e si riduce allo stesso tempo, le parti di tessuto si congiungono trasversalmente, evidenziando una successione di strisce ritmiche, gessati, pois e griglie su giacche doppio petto, bomber, camicie, giacche disallineate e pantaloni dritti costruiti a doppie altezze.

La collezione P/E 2016 di Lucio Vanotti sembra quasi celebrare un “destrutturato costruttivismo razionale”, in cui ogni capo assume una funzione e il design un ruolo da protagonista: determinante, essenziale per il raggiungimento di un agognato e forse utopico benessere mentale e fisico. Una collezione gnoseologica e introspettiva che ha radicalmente trasformato il concetto di “panta rei”, in cui tutto scorre e Lucio Vanotti attraverso il suo stile, sembra restituire spunti di riflessione riconsiderando il significato di vita, unica ed esclusiva, come ogni sua creazione sartoriale.

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