I nodi artistici di Miuniku

Miuniku - Ph James Roos- Creative Director Rob Phillips

Miuniku – Ph James Roos- Creative Director Rob Phillips

Geometrie asettiche e imprevedibili prospettive, rendono la collezione A/I 2014 Miuniku estremamente eclettica e versatile.

L’elegante specificità dei dettagli amplifica ed elogia il design pulito e pragmatico delle linee definite dalla stessa cromaticità. La palette di colori gioca con un’alchimia di contrasti: il soffice celeste, il tenue rosa, il bianco foglio diventano protagonisti delle sovrastrutture degli abiti attribuendone una funzione, mentre, le tonalità intense del giallo e del blu rievocano un piano-forte sinfonico ad altezze diverse.

Il mood anni ’60 dell’arte americana si evince dalle rigorose linee e dagli spazi ben definiti. Le sorelle Tina e Nikita, in arte Miuniku sembrano celebrare le strutture minimal dell’artista Solomon LeWitt e gli originalissimi “wall drawings” che ne hanno caratterizzato la corrente artistica e la filosofia di quegli anni.

Ma mentre per LeWitt lo spazio va organizzato e delimitato, descritto e composto, per Miuniku i tagli e le progressioni geometriche assumono un significato imperante. La moda è creatività, non reiterazione successiva dello stesso design. Ed ecco, che la sperimentazione, la ricerca esclusiva delle singolarità si sublima attraverso l’arte del casual, un modo di discostarsi dalle grandi metropoli e dall’atteggiamento di indifferenza dei passanti.

Il nodo, la contorsione da inestetismo diventa protagonista e si lascia indossare sui capi come un’elegante scultura, un’installazione di tessuto. Un intreccio che riflette un legame indissolubile con gli altri: L’Uomo è un animale sociale” (Aristotele) e come tale, necessita di instaurare rapporti, connessioni con altre persone.

L’annodatura sulle mise, appare come un invito alla riflessione sui meccanismi relazionali del nostro tempo, su come siano cambiati e se si è ancora in grado di stringere rapporti che vadano al di là di uno schermo. Dalla semplice stretta di mano di un face to face al Facebook dei Social Network.

Il sociale si veste Miuniku e la fantasia diventa “anomalia matrixiana”: un linguaggio sperimentale rappresentato da un nodo contorto, icona di un legame non più standardizzato, stereotipato da una semplice “accettazione” di amicizia di un social ma ad una richiesta reale di essere presente fisicamente e psicologicamente. 

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