Potere e Colore nella Storia del Costume

La cromaticità è una percezione fondamentale per la costruzione della nostra realtà sensoriale e del sistema-mondo. Ognuno di noi, in quanto essere vivente originale e irripetibile tende a dare un senso ad un oggetto osservato ricevendo un’emozione differente, tenendo conto della situazione che lo circonda.

La nostra psiche è molto influenzata dalla nuance: il nostro umore, l’atteggiamento che talvolta si assume, le nostre scelte ricadono sulla base di un indice di gradimento, assolutamente soggettivo e radicato nel tempo.

Fonte anacletosalashiatsu.com

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Ma l’osservazione a livello cromatico sensoriale non riguarda solo ed esclusivamente la funzione ottica prettamente visiva e razionale, poiché i colori possono assumere un “linguaggio simbolico” diverso se accostati ad un ruolo sociale e al costume. Il colore assume un’identità culturale rappresentativa di valori, tradizioni, poteri, credenze religiose, miti e culti antropologici. Ogni oggetto presente nella realtà concreta, assume da sempre un significato interpretabile storicamente e culturalmente.

Nei tempi antichi la palette di colori risultava molto limitata e circoscritta alla nuance del bianco relativa alla luce: simbolo di purezza, prodigio, buon auspicio e il nero, le tenebre, rispettivamente associate ad un malefizio o ad un evento catastrofico. Questo contrasto dicotomico può essere ricercato alla base dell’esistenza umana trascendentale e religiosa, in cui la luce rappresenta il Dio creatore dell’Universo e l’oscurità, gli inferi, l’inferno e dunque la morte.

El paso Feito - kulturaldia.com

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La Porpora, nella tonalità del rosso, sin dai tempi più antichi, ha assunto un “ruolo”, caratterizzandosi come simbolo identificativo di potere e rango sociale nella storia del costume. Il senso metaforico attribuito a tale pigmento, scoperto dalla popolazione fenicia, richiedeva, infatti, un procedimento lungo e complesso di estrazione derivata dal Murice Comune, un mollusco la cui secrezione ghiandolare, di colore violaceo, permetteva la tintura delle fibre tessili, donandogli una colorazione intensa e duratura.

Per riuscire a tingere una sola veste, servivano migliaia di esemplari, ne deriva un uso esclusivo ed elitario che solo l’aristocrazia o i sacerdoti potevano permettersi e il color Porpora assume nel tempo una simbologia regale, nobile e di potere temporale e spirituale.

In epoca bizantina è l’oro ad essere protagonista indiscusso, simbolo di illuminazione, ascensione e trascendenza ecclesiastica. L’abito dell’imperatore intrinsecamente, rappresenta, attraverso lo sfarzo il potere politico e religioso, coniugandosi di una doppia investitura: Sacerdote e Re con poteri assoluti su cielo e terra.

Si evince che la cromaticità e lo stile dell’abito, del costume, determinano e identificano sin dai tempi antichi, il ruolo all’ interno di un’organizzazione sociale, stratificata in ceti, a seconda del ruolo investito nelle epoche storiche.

Arte bizantina - Fonte coroflot.com

Arte bizantina – Fonte coroflot.com

In epoca medioevale avviene una rivoluzione culturale nella storia del costume: lo sfarzo lussuoso ed eccessivo bizantino viene sostituito dalla sommessa sobrietà degli abiti. Semplicità e umiltà assumono il significato di integrità spirituale e morale: lo scuro delle vesti monachesi rappresenta la castità e la modestia, mentre il candore della tunica bianca sacerdotale, indica purezza e santità e viene destinata all’uso quotidiano delle funzioni religiose. Il colore del paramento aperto ai fianchi indica la celebrazione liturgica del giorno.

Con il passare del tempo la funzione sociale del colore e il suo significato simbolico hanno assunto connotazioni diverse, pur mantenendo alcuni archetipi legati alla sfera religiosa, politica e al contesto geografico contestualizzato.

Basti pensare ai valori della tradizione e del senso di Patria attribuiti alle bandiere nazionali, alle divise militari e da lavoro standardizzate che hanno segnato le epoche dittatoriali soggiogando l’individuo sotto un unico potere, privandolo della propria identità, fino ad arrivare ad un uso consolidato e stereotipato per identificare la differenza di genere e alla dura lotta per l’emancipazione femminile atta a garantire le “quote rosa” e le pari opportunità.

In tempi più attuali l’industria moderna ha inflazionato la simbologia e il significato dei colori, offrendo a qualsiasi ceto sociale abiti e stoffe dalle molteplici cromie. La dimostrazione di un’appartenenza sociale privilegiata è convalidata al concetto di egemonia e possesso di beni materiali e patrimoniali di lusso.

Per approfondire l’argomento, interessante l’iniziativa che si terrà dal 20 al 23 novembre con Costume Colloquium – Colors in Fashion. Viaggio a colori nel mondo della moda presso l’Auditorium del Duomo di Firenze che ospiterà la quarta di una serie di conferenze biennali promossa dalla Fondazione Romualdo Del Bianco, in collaborazione con l’Associazione Amici della Galleria del Costume di Palazzo Pitti nell’ambito della filosofia Life Beyond Tourism. Si tratta di una serie di conferenze che saranno dedicate alla moda, al tessuto, a stili, tecniche e conservazione degli abiti e ai numerosi temi connessi alla storia del vestito e alla creazione del costume contemporaneo, al suo uso e design.

Fonte consultata: Storia Illustrata della Moda e del Costume di Laura Cocciolo, Davide Sala – Giunti Editore – 2001.

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