Dalla Pop-Art di Scopetti ai costumi Pop-Painting di Sarah Mosse

In una contaminatio culturale, in cui l’interattività, le connessioni a livello globale sono diventate un imperativo categorico dell’uomo moderno e del modo di vivere tutto in tempo reale, attraverso lo sharing, rappresentano la prova inconfutabile che non si può “non comunicare” o “condividereun contenuto: uno stato emozionale, un’immagine, uno spunto di riflessione. Si sente sempre più l’esigenza di dover essere presenti, di rappresentare un qualcosa o qualcuno, di lasciare “un’impronta digitale di sé ” all’interno della società virtuale.

Noi possiamo caricare, come direbbe Morpheus in Matrix: “La nostra immagine come una proiezione mentale dell’Io digitale”. Ritrarre e descrivere con un breve testo o attraverso un’immagine ciò che vorremmo essere e comunicare agli altri, attraverso il nostro corpo, che diventa brand da indossare, medium di linguaggio.

La pop art ha sempre enfatizzato, sin dagli anni ‘60, la riproduzione ricorrente dei messaggi e delle immagini, il caos mentale eccessivo e ridondante della comunicazione. Un bombardamento di impulsi provvisori e precari, una bulimia di feed back imperanti, che adattati ad un contesto diverso, canalizzano il disordine orientando l’osservatore ad un’attenta riflessione di significati interpretabili.

E’ questa la sensazione che ho avuto ammirando le opere di Luca Scopetti esposte presso la Fortezza da Basso di Firenze durante la manifestazione fieristica Maredamare2014. Uno spazio predisposto ad accogliere un nutrito flusso di messaggi da decodificare. Una simbologia raffigurata che rievoca una femminilità fatta “oggetto”, il cui corpo nudo desiderato spasmodicamente, racconta di una “donna prodotto”.

Il desiderio vorace di possedere è espresso in Dogfish: Scopetti rappresenta la libertà di essere donna che sempre più spesso evoca pensieri distorti e violenti da parte di una società maschile raffigurata come squalo, in cui pregiudizi, menzogne, false apparenze fanno dedurre che essa stessa desideri e che l’appetibilità fantasticata sia di fatto un eccesso voluto da entrambi i sessi, in un gioco pericoloso tra preda e predatore.

Dogfish - Luca Scopetti

Dogfish – Luca Scopetti

In “MinaScondoTraleOnde” il canto assume un significato profondamente erotico. Mina raffigura la sensualità timbrica e uditiva che ricorda vagamente l’eco delle Sirene di Ulisse nell’Odissea. In questa opera è l’uomo ad essere vittima e in pericolo dai continui e insistenti messaggi provocanti da parte di immaginifiche bellezze che possono condurre a cedimenti e pericolose tentazioni.

MiNascondoTraLeOnde - Luca Scopetti

MiNascondoTraLeOnde – Luca Scopetti

Ma la pop art può assumere un contenuto altamente espressivo ed estetico. Durante il mio percorso fieristico a Maredamare2014, non ho potuto fare a meno di apprezzare lo stile originale e creativo dei costumi realizzati dalla Designer Sarah Mosse.

Un mood italiano che denota influenze di cultura africana, di immagini che ritraggono una bellissima donna di colore dal design pop autenticamente moderno, caratterizzato da una cromaticità essenziale e dal contrastante rosso vermiglio delle labbra lucide.

Uno sguardo deciso e accattivante, una linea di costumi che sono delle vere e proprie opere d’arte da contemplare prima di indossare. Un “taglio” apparentemente vivo dei tessuti e una stampa così esclusiva e definita da impressionare l’osservatore. Non semplici costumi da mare ma delle tele artistiche che appaiono come “live painting dipinte sulla pelle.

La pop color Art Collection di costumi da mare è stata realizzata in collaborazione con l’artista Sasha Torrisi, cantante e chitarrista della band dei Timoria, che ispirato dall’amico artista Marco Lodola, inizia ad appassionarsi alla pittura realizzando opere pop – vintage. Un connubio assoluto di arte pop e design esclusivamente italiano. Le creazioni di Sarah Mosse sono così esplosive che denotano un’autentica e innovativa art pop-painting.

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Per gentile concessione immagini Sarah Mosse e Luca Scopetti

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