L’Equilibrium con Ferragamo: un viaggio interiore tra moda, arte, cultura e danza

La mostra Equilibrium di Ferragamo genera un’imprevedibile estasi contemplativa, una sinfonia altisonante di emozioni e una sommessa e silenziosa pace interiore. Ogni opera del museo è studiata per celebrare ed evocare un’autopoiesi di interpretazioni infinite.

Dal linguaggio del corpo, allo studio dell’anatomia del piede, dalla preistoria dell’uomo alla continua ricerca di equilibrio nelle varie epoche e culture, dal punto di vista sociologico, artistico ed esistenziale. Un profondo viaggio interiore verso mondi immaginifici, astratti che evocano nel visitatore una moltitudine di riflessioni antitetiche, di domande e risposte, un sentiero realizzato in nove sale per raggiungere la consapevolezza del sé in armonia con il mondo.

Un punto universale in cui micro e macro si congiungono e coesistono armonicamente. Il Museo diventa un punto di equilibrio olistico, in cui arte genera altra arte e la creatività si nutre di passione e ingegno traducendosi in danza, arte e teatro.

Fautore dello studio circostanziato del movimento, della muscolatura, dell’equilibrio, del passaggio del peso del corpo da un piede all’altro dell’arcata plantare è Salvatore Ferragamo che già all’età di nove anni dimostra un talento creativo innato, realizzando le sue prime calzature. Apprende in tre anni i segreti del mestiere presso una bottega del paese, a solo dodici decide di mettersi in proprio. La passione e il desiderio di accrescere e saggiare nuove esperienze lavorative, lo farà emigrare in America ma il sistema fordista, applicato nelle fabbriche, lo annichilisce, abituato ad un lavoro di tipo artigianale e creativo. Decide, così, di iscriversi all’università per studiare Anatomia e durante le sue ricerche con la metodologia del pendolo, scopre il baricentro, punto esatto in cui poggia il peso del corpo, prendendo spunto dall’architettura.

Brevetta il Cambrione, un sostegno da inserire all’interno della calzatura ottenendo maggiore comfort ed equilibrio. Oltre a migliorare la funzionalità della calzatura, Ferragamo, sperimenta l’uso di materiali innovativi, altamente estetici, quali: sughero, filo da pesca, pelle di pesce, leopardo marino.

Nel ‘47 gli viene assegnato l’Oscar della Moda e il “calzolaio prodigioso” come venne etichettato si trasferì in California, dapprima come semplice riparatore di scarpe per gli attori di teatro e poi di cinema. Questi, si accorgono che le calzature riparate erano migliori rispetto a quelle acquistate, per cui decidono di affidargli la realizzazione delle scarpe adoperate nei film in produzione: western, filmografia biblica, e storie d’amore da “mille e una notte”. Salvatore Ferragamo subisce numerose influenze da parte di culture diverse e la calzatura diventa il vero scopo della sua vita.

All’interno della prima sala è stato allestito un imperante pendolo in metallo di forma conica e capovolto, per simboleggiare l’oscillazione e il punto perfetto alla base del cambrione, mentre sulle ampie pareti, primeggiavano i calchi, autografati delle star del cinema. E’ stato emozionante poter sfiorare il calco di Merylin e osservare sin nei minimi dettagli le preziose calzature realizzate e archiviate meticolosamente.

Due avvenimenti enormi posti all’inizio e al culmine della civiltà umana vengono emotivamente messi a confronto nella stessa sala dove l’equilibrio viene analizzato attraverso un excursus storico, dal quale si evince l’evoluzione della motricità primordiale della camminata, attraverso le impronte di Laetoli in Tanzania quando tre milioni e mezzo di anni fa i primi ominidi conquistarono la posizione eretta. Stessa valenza storica ha l’impronta di Neil Armstrong sulla superficie lunare. Ricordiamo le parole che commossero il mondo: “Un piccolo passo per l’uomo, un gigantesco balzo per l’umanità”.

Dalla preistoria il viaggio prosegue alla scoperta della deambulazione attraverso le prime cadute, gli errori, i primi passi, incerti e claudicanti del bambino, un equilibrio instabile, ancora imperfetto e in erba rappresentato dalla conquista nel riuscire a rimanere eretti e dalla maggiore consapevolezza di sé. L’esperienza di crescita e il successo di un bambino di reggersi da solo è una vittoria e un’emozione indescrivibile nel cuore di un genitore. E’ forse questo lo stato d’animo di Salvatore Ferragamo quando ha realizzato il brevetto per le prime scarpine antiscivolo regalate a suo figlio. Possiamo solo immaginare con quanto amore e cura nei dettagli abbia potuto impuntare e cucire a mano queste piccole creazioni.

Suggestiva e magnificente la scultura artistica di Cecil Balmond: il piede nelle diverse torsioni, un moto cinetico di linee ed archi che si intersecano creando un design di iperboli metalliche. Bellissime traiettorie possibili e impossibili che un piede durante “l’arco di una vita” riesce a compiere e il cui fulcro di equilibrio posto al centro dell’opera ci appare come un cambrione, un perno, un sole intorno al quale gravitano i pianeti compiendo delle orbite ellittiche.

Proseguendo nelle altre sale da un equilibrio motorio darwiniano vissuto come conquista dell’uomo sulla specie animale si passa a quello più analitico- funzionale nella ricerca smisurata di perfezione dal punto di vista architettonico e matematico. L’ equilibrio perfetto e geometrico delle forme che ritroviamo nelle bozze disegnate a matita di Paul klee nel quale si percepisce una coscienza piena del sé, un raggiungimento perfetto nel meccanismo dell’ingranaggio umano superiore rispetto alle altre specie.

L’ambientazione museale amplifica, di sala in sala, la percezione e la consapevolezza che la mente dell’uomo non può trascendere dall’inconscio, poiché la genialità la creatività, nella fase onirica tende a tramutarsi in un’ incessante e surrealista estasi contemplativa, un viaggio interiore che non può ottenere risposte e che necessariamente si traduce nell’imperfezione morfologica, il bello si traspone nell’Essere imperfetto.

Un equilibrio rivoluzionario, copernicano quello di Mirò, che punta all’Essenza e come direbbe Antoine de Saint-Exupéry: “l’Essenziale è invisibile agli occhi”. La vivida e intensa cromaticità nella Ballerina Spagnola sprofonda lo sguardo di un attento osservatore nel blu cobalto, nel giallo sole, nel rosso acuto. Anche nella danza, Isidora Duncan, contrasta apertamente la rigorosa e severa accademia delle punte, ballando scalza, acquisendo una naturalezza del movimento ideale: un fuscello, uno stelo, capace di flettersi come uno giunco al vento. All’elasticità quasi impalpabile delle Danzatrici del Canova, si contrappone lo studio anatomico della muscolatura sotto sforzo delle sculture di Rodin, in cui l’allenamento estremo esalta un super-ego d’Annunziano. Una sete di libertà, una corda appesa al soffitto che impera al centro della sala con un rosso urlato e una suggestiva scultura pop art. La corda, da sempre ha rappresentato uno strumento di lavoro essenziale per l’uomo con una funzione trainante, corda come strumento di tortura, legata, stretta ai polsi dei prigionieri di guerra: nella scultura di George Segal, la fune rappresenta la libertà dell’acrobata e del suo movimento, quasi a rappresentare le “ali” di una libellula e una voglia di misurarsi per superare se stesso e i propri limiti.

Infine, l’equilibrio esilarante degli artisti di strada, del circo, dei trampolieri, degli equilibristi, dei saltimbanchi, di coloro che senza una meta, apparentemente privi di radici trovano una tranquillità interiore nel divertire gli altri. Una saggezza, una stabilità che trascende dalla vita quotidiana ma balza, saltella, gira su stessa in un mondo a noi incomprensibile ma che solo una realtà abituata all’ in bilico può raggiungere una consapevolezza in un equilibrio imperfetto che ritroviamo nei personaggi Zampanò e Gelsomina nella “Strada di Fellini”.

Equilibrium è una mostra così nutrita e ricca che ti permette di maturare, di superare, ritrovare un tuo equilibrio mentale. Io stessa ho provato delle emozioni così forti, impressionanti ed evocative, quasi sublimi che mi hanno aiutato a riflettere e cambiare il mio modo di pensare. Salvatore Ferragamo un “Uomo” dotato di una squisita sensibilità, di uno spiccato senso artistico, di una immensa genialità che mi ha contagiata ed io sono riuscita a fagocitare, anche se in minima parte, la sua grandezza di quello che è stato il suo vissuto, la sua vita, le sue emozioni, le su influenze. Grazie Salvatore Ferragamo!

Un ringraziamento speciale va a Francesca Coronella per la sua impeccabile professionalità e capacità di trasmettere tutte le emozioni all’interno della mostra. Alla mia collega Ylenia Ravagli che con il “suo terzo occhio”: la sua macchina fotografica è riuscita ad immortalare le bellissime creazioni. GRAZIE. Per approfondire le nuove tendenze della moda CLICCARE QUI

A voi la visione del video che ho realizzato.

 

 

 

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