Dalla “Gattabuia” al successo: un’intervista all’artista toscana della pelle Federica Antonelli

 

Gattabuia - Agency-Fuoricentro

Gattabuia – Agency-Fuoricentro – Ph Giacomo Favilla

“C’era una volta, un gatto nero all’interno di una gabbia stilizzata e un uccellino fuori pronto a spiccare il volo…”. Non è un parafrasare di una favola ma l’immagine di un sogno, un’aspirazione che è diventata realtà.

La storia della designer di borse, Federica Antonelli, di origine toscana, è strettamente legata al logo “Gattabuia”, che prende il nome proprio da questa raffigurazione.

Federica, da cosa ha origine la sua passione per la pelletteria e il design?

Fin da piccola mi è sempre piaciuto costruire oggetti creativi, dalla decorazione della ceramica al vetro, oggetti in fimo, bijoux, fino a quando non ho scoperto la macchina da cucire. Ho così iniziato con piccoli lavori d’abbigliamento ma non ero completamente soddisfatta, quindi sono passata alle borse. Prima di laurearmi avevo già disegnato una mini-collezione di borse per una pelletteria fiorentina, e da lì non ho più smesso! Il design e la creatività mi hanno sempre affascinata, fin dai primi studi di storia dell’arte e di disegno alle scuole medie, quindi penso che non avrei potuto scegliere una strada diversa.

Le sue creazioni hanno un contenuto intrinseco che riguarda la filosofia del suo logo. Com’è nato il brand Gattabuia?

Il brand Gattabuia nasce soprattutto da un’esigenza: la necessità di esprimere la mia creatività e di trovare me stessa. Gattabuia parla proprio di questo, una gabbia con dentro un gatto, il più forte, e un uccellino fuori, il più debole. Io mi sento come l’uccellino, che è riuscito ad uscire dalla gabbia di un lavoro poco creativo per seguire la libertà e la propria aspirazione. Gattabuia è quindi un’esortazione a seguire i propri sogni e un’inversione delle consuetudini e dei canoni classici, valori che vengono poi rispecchiati nelle collezioni ricche di contrasti di materiali e colori.

La sua è una “Success Story” all’italiana, dalla quale si evince: ambizione, intraprendenza e determinazione, ma quali sono stati gli ostacoli maggiori che ha dovuto affrontare a livello imprenditoriale? Secondo lei, esistono soluzioni alternative alla fuga “delle menti creative” all’estero?

A livello imprenditoriale ostacoli ce ne sono stati tanti, ancora ce ne sono e ce ne saranno. Le difficoltà più grandi che ho incontrato sono quelle relative all’inserimento sul mercato dei nostri prodotti. Per un marchio poco conosciuto non è facile farsi strada, un po’ per la diffidenza dei commercianti verso il nuovo e per la supremazia di brand già affermati sul mercato. Purtroppo in Italia, ci vantiamo del Made in Italy e della sua qualità ma poi c’è soltanto una nicchia a sostenerlo. Si dà più importanza al brand che non alla qualità, preferendo prodotti affermati ma di produzione estera.

Credo che a livello istituzionale dovrebbero essere sostenute le imprese che preservano il Made in Italy e incentivate le nuove realtà che promuovono un progetto italiano. Purtroppo questo non avviene. Di fatto, molte “menti creative” sono costrette ad andare all’estero, perché trovano incentivi per fare impresa, una burocrazia più snella e una mentalità più aperta verso i nuovi prodotti.

Una soluzione, potrebbe essere quella di aiutare le piccole imprese a farsi conoscere sul mercato fornendo sostegni per la partecipazione alle fiere italiane ed estere. Gli eventi di moda italiani dovrebbero privilegiare di più le nuove proposte e valorizzare il Made in Italy.

L’expertise artigianale di stampo fiorentino è riconosciuto e rinomato in tutto il mondo. Come è riuscita a coniugare l’artigianalità tradizionale al design contemporaneo? Quali sono stati gli studi formativi intrapresi?

L’originalità e la maestranza fiorentina è la base per il nostro lavoro e per la realizzazione delle collezioni. Diciamo che è un punto fermo e una certezza per la buona riuscita e la qualità dei nostri prodotti. Tuttavia, se pensiamo alla pelletteria fiorentina ci vengono in mente borse classiche. Gattabuia mantiene la classicità nelle forme ma le stravolge con accostamenti di materiali inediti e colori accesi, contrastanti, mai stridenti. Così dei modelli “never ending” diventano innovativi e di design. Per quanto riguarda la formazione, mi è stato di grande aiuto, il percorso formativo e le esperienze precedenti alla realizzazione di un mio brand personale.

In primis, la specializzazione dopo gli studi universitari presso l’Alta Scuola di Pelletteria Italiana di Firenze che mi ha introdotto al mondo della pelletteria insegnandomi i “segreti di questo mestiere” per la realizzazione di borse. Successivamente la splendida esperienza in una grande maison italiana che mi ha permesso di affinare le mie capacità per qualità e stile.

Le sue creazioni erano presenti anche al Mipel (Salone Internazionale della Pelletteria presso la Fiera di Milano). Ci racconti di questa esperienza.

Il Mipel per me è stato un trampolino di lancio e un’opportunità, un confronto diretto con altre realtà simili alla mia. Raduna innumerevoli marchi di accessori, dai più grandi ed affermati ai più piccoli, dai classici a quelli più innovativi. E’ stata un’esperienza importante per entrare a far parte di questo mondo. In fiera hai il primo responso sull’ indice di gradimento da parte del pubblico della collezione che presenterai nei negozi. Solo dopo un anno, si raccolgono i primi frutti e le soddisfazioni di tutto il duro lavoro trascorso per poter realizzare la propria collezione. E’ un’ottima vetrina sul mercato italiano ed estero che può aprire nuove opportunità.

Ad un certo punto il logo “subisce una metamorfosi” e il gatto all’interno della gabbia si trasforma in un leone. Gattabuia brand, decide di ampliare i propri orizzonti e di rivolgersi ad un target maschile oltre che femminile. Da cosa deriva questa scelta?

La scelta di inserire anche una mini-collezione uomo deriva dal fatto che ha avuto sempre un ruolo marginale nella moda ma in realtà la richiesta e l’interesse verso il fashion nel mondo maschile sta crescendo. La moda maschile è consuetudinaria e resta sul classico, ha dei colori molto più canonizzati di quelli femminili ma sta cambiando e moltissime maison stanno inserendo il colore, le fantasie e l’estro nelle loro collezioni. Gattabuia ha così pensato di ampliare la linea donna con una linea uomo capitanata da un leone, simbolo di forza, ma giocando con i colori della donna per dare un po’ di vitalità anche al mondo maschile.

Progetti e speranze per il futuro?

Progetti per il futuro ce ne sono tanti, soprattutto quello di avanzare sul mercato estero in cui c’è richiesta di Made in italy. A breve termine abbiamo un progetto per l’apertura di uno showroom in un centro per buyer in Cina di soli prodotti Made in Italy. Esso verrà inaugurato ad Ottobre e sarà una grande opportunità conquistare una fetta di mercato in piena crescita che ricerca prodotti di qualità. Speriamo allo stesso tempo di ampliare la nostra rete vendita in Italia che comunque resta la nostra priorità affinché il nostro prodotto venga conosciuto ed apprezzato nel nostro paese di origine che cercheremo di non abbandonare mai!

La ringrazio per questa intervista e le auguro di proseguire il suo volo e di sorprenderci con la sua prossima metamorfosi che la vedrà trasformarsi da uccellino a “Gabbiano Jonathan Livingston”.

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